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CELERI DI MALONNO

Durante il medioevo la famiglia Celeri, originaria di Lovere, militò tra le fila ghibelline, accanto a Federici e Beccagutti, contro le consorterie guelfe dei Ronchi, Griffi, Nobili e Antonioli. Dal primario ceppo essi si sparpagliarono lungo tutta la Valle, quasi a rispondere ad un organico progetto di penetrazione all'interno di flussi produttivi e commerciali. Tra Quattro e Cinquecento si incontrano loro esponenti a Rogno, Darfo, Cividate, Malegno, Breno, Sellero, Edolo, Corteno, Vezza, a dimostrazione della dinamicità del casato e delle innumerevoli relazioni stabilite con il territorio. Un Corradino Celeri fece costruire la chiesa di Sant'Antonio nella contrada delle Fucine di Corteno ad inizio Quattrocento; nel 1417 risiede nella rocca di Mu un Cristoforo; nel 1435 un Comino del fu Cristoforo abita a Vezza; nel 1460 compare a Malonno un Agostino del fu Comino. Sono pure presenti diversi sacerdoti Celeri: Manfredo, rettore di Vezza almeno fino al 1483, ebbe il beneficio nel 1451 a seguito di rinuncia del diacono Pasino de Conzadonis di Barzesto di Scalve, abitante a Malonno; Facio, chierico della pieve di Rogno, è rettore di Corteno nel 1492; Comino del fu Petercino di Vezza, morto a Roma nel 1525, fu cappellano del giuspatronato Federici di Vezza, canonico di Edolo e luogotenente dell'arciprete Ducco. Un ramo dei Celeri prese stabile residenza a Malonno, da dove intrattenne parentele con i Federici di Sonico, i Pallavicini di Chiavenna, i Besta castellani di Teglio. Importante appare il legame con questi ultimi, perfezionato nel 1545 attraverso il matrimonio del "magnificus dominus" Agostino di Gaspare Celeri con la nobildonna Calidonia, figlia di Azzo Besta e di Agnese Quadrio di Tirano, questa a sua volta figlia del cavalier Antonio Maria, personaggio imparentato con i potenti Gambara di Brescia ed investito in seguito del feudo imperiale di Colico munito di titolo comitale, già titolare di diritti di decima vescovile in Malonno nel 1532. Gli intensi rapporti dei Celeri con la Valtellina sono testimoniati da altri indizi; nel 1562 è precettore in casa loro il sacerdote Giovanni Andrea Venosta di Mazzo, passato in seguito curato a Stazzona; a metà Cinquecento risiedette in paese il cavaliere di Tirano Ludovico Omodei: in una lettera risalente al 1570, indirizzata ad un sacerdote suo amministratore, egli accennava a riscossioni da effettuare in Malonno, se non in denaro contante almeno in ferro, ed a vino fornito alla cantina di Agostino Celeri, gerente del locale forno fusorio. Anche l'omonimo nipote del Celeri fu assai attivo nel comparto, detenendo nel corso del Seicento quote nelle miniere di Malonno e di Paisco. L'impianto di fusione, divenuto proprietà dei nobili bresciani Martinengo da Barco a seguito del matrimonio di Margherita (+ 1732), figlia di Agostino Celeri, con il famigerato e dissoluto conte Marc'Antonio Martinengo (+ Brescia 1750), passerà sul finire del Settecento alla comunità malonnese.


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