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   La lingua, oltre che strumento di comunicazione, è anche manifestazione del legame con la propria terra e del rapporto con la storia delle popolazioni che, nel corso del tempo, l'hanno abitata e modificata.
Ogni lingua perciò si modifica di tempo in tempo e di luogo in luogo.

L'idea di documentare l'attuale "stato" della "lingua dei bresciani" è quindi un'operazione scientifica di grande importanza e di grande rilievo.
In questa direzione si muove l'Atlante Lessicale Bresciano, che la Fondazione Civiltà Bresciana sta redigendo sotto la direzione del prof. Giovanni Bonfadini e con il determinante sostegno della Banca Popolare di Brescia.

La raccolta del materiale attraverso inchieste sul campo è già stata realizzata, mentre l'attività redazionale dovrebbe concludersi entro il 2003 e la pubblicazione è prevista per il 2004.

Presentazione dell'opera                                                                                 Esempi delle mappe: Zio, Ombelico, Geloni, Padrino
 Il dialetto bresciano è parlato in un ampio territorio, fortemente differenziato sia dal punto di vista geografico che da quello socio-economico, con appendici anche al di fuori dei limiti amministartivi provinciali. Sostanzialmente bresciano è infatti il dialetto dell'Alto Mantovano, così come affini al bresciano sono i dialetti delle confinanti valli trentine e perfino della sponda gardesana orientale da Malcésine a Castelletto di Brenzone.
In definitiva, possiamo dire che si parlano dialetti di tipo bresciano in quelle aree che, nel lungo lasso di tempo che va dagli albori degli idiomi neolatini fino all'epoca moderna, si sono rivolte a Brescia come principale (se non esclusivo) centro di riferimento economico e culturale, anche se non sempre (e in taluni casi mai) sono state sotto la sua giurisdizione amministrativa.

In un territorio così vasto le differenze linguistiche, nonostante l'indubbia azione livellatrice del modello cittadino, sono ancora abbastanza evidenti e ciò vale non solo per le zone più periferiche (come l'Alta Val Camonica, o il Medio e Alto Garda), ma anche per aree più prossime alla città, specialmente se non dislocate lungo le principali vie di comunicazione (tipico, in questo senso, il caso di Lumezzane).

All'interno dei non molti studi sul bresciano, la variazione geografica del dialetto è stata presa in considerazione soltanto in tempi recenti e perlopiù dal punto di vista fonetico e morfologico. Nulla invece è stato fatto finora per il lessico, che, sulla base dei vocabolari dialettali esistenti, quasi tutti ancora ottocenteschi, dà una falsa immagine di unitarietà, dovuta unicamente al fatto che tali opere lessicografiche (con la meritoria eccezione del Vocabolario di Giovanni Scaramella, sono state compilate facendo riferimento quasi esclusivamente alla parlata del Capoluogo.

Sulla scorta dei dati ricavabili dalle inchieste degli Atlanti linguistici nazionali - l'Atlante Italo-Svizzero (AIS) e l'Atlante Linguistico Italiano (ALI) -, che hanno interessato il territorio bresciano per una ventina di località, si può invece osservare una grande ricchezza di tipi lessicali diversi per numerosi termini, in particolare (ma non solo) nei settori della flora, della fauna, dei mestieri tradizionali e della vita quotidiana.

L' Atlante Lessicale Bresciano si propone di iniziare a colmare questa lacuna attraverso un'indagine a maglie abbastanza strette, che copre con 101 punti di rilevazione circa la metà dei comuni della Provincia di Brescia, sconfinando in cinque casi anche oltre i limiti amministrativi, e precisamente a Malcésine (VR), Ostiano (CR), Solferino, Castiglione delle Stiviere e Asola (MN). A tal fine il territorio è stato suddiviso in otto aree linguistiche principali: Brescia e dintorni, Pianura, Garda, Area pedemontana orientale, Valle Sabbia, Valle Trompia, Franciacorta e Sebino, Valle Camonica, ciascuna delle quali ulteriormente ripartita in subaree di più limitate dimensioni secondo criteri geografici, storici e linguistici insieme.
Le inchieste sono state condotte sulla base di un Questionario di 305 voci scelte tra quelle che, da un attento spoglio di tutto il materiale disponibile, mostravano la presenza nel territorio bresciano di almeno due tipi lessicali diversi.
Accanto agli obiettivi scientifici, il progetto intende perseguire anche un obiettivo culturale di carattere più generale: contribuire alla documentazione e alla conservazione di un patrimonio linguistico essenziale per la memoria storica delle comunità locali, ma in continuo depauperamento sotto la spinta della progressiva italianizzazione dei dialetti e dell'abbandono di interi settori del lessico strettamente connessi con attività ormai (quasi) completamente scomparse, o radicalmente mutate sul piano tecnologico.

Alcuni dati quantitativi
Per ogni punto di rilevazione sono state condotte, in linea di massima, due inchieste con informatori diversi, in parte direttamente dai membri della Redazione Scientifica dell'Atlante (oltre al Direttore della ricerca, Elisa Noli, Gianfranco Pavia, Giovanni Pontoglio e Piervittorio Rossi), in parte da altri raccoglitori, scelti fra ricercatori locali ed altri operatori culturali appositamente addestrati.

Il lavoro di schedatura del materiale raccolto in sette anni dal 1994 al 2000, tenuto conto del numero delle voci del questionario, del numero delle inchieste svolte e dei numerosi casi di risposte multiple, ha comportato l'esame di circa 70.000 termini. A questi ne vanno aggiunti circa altri 20.000, risultanti dallo spoglio di tutte le fonti edite (atlanti linguistici, vocabolari dialettali, monografie su singoli dialetti, lessici speciali, ecc.), che confluiranno nell'opera documentati separatamente e di cui si terrà conto nel commento delle carte linguistiche.

L'edizione dell'Atlante

A conclusione della ricerca è prevista la pubblicazione di un volume che conterrà, oltre ad una Introduzione generale su obiettivi, metodologie e principali risultati conseguiti, circa 250 carte esemplificative dei termini raccolti nei 101 punti di inchiesta.
Per la cartografazione sono stati seguiti criteri che tengano conto dei destinatari dell'opera, non soltanto specialisti, ma anche istituzioni culturali e scolastiche o singoli operatori e studiosi, perché l'Atlante, come si è detto, intende essere anche uno strumento di formazione per una cultura complessiva del territorio, che non può prescindere dalla sua componente linguistica.

Da qui la scelta di una grafia che unisca precisione scientifica a chiarezza e semplicità: in questa prospettiva la soluzione più adatta resta quella proposta nel 1977 dalla 'Rivista Italiana di Dialettologia' (già in precedenza utilizzata nelle pubblicazioni della Regione Lombardia), basata fondamentalmente sulla grafia dell'italiano.
Nella stessa direzione va l'uso delle sigle per richiamare sulle carte i punti di inchiesta, più trasparenti, specialmente per il lettore bresciano, rispetto ai più anonimi numeri utilizzati comunemente negli atlanti linguistici.

Per ogni lemma è inoltre prevista, accanto alla carta, la documentazione di tutto il materiale proveniente da altre fonti e un commento con la descrizione dei diversi tipi lessicali, la loro etimologia e la diffusione anche al di fuori del territorio bresciano.
Per dare un'idea di come si presenterà l'opera nella sua parte fondamentale, e cioè quella documentaria, vengono allegate a questa presentazione alcune carte (Zio, Ombelico, Geloni, Padrino)  in una redazione che si può ormai considerare quasi definitiva.

 

Giovanni Bonfadini
(Università degli Studi di Milano)